Sarebbe stato bello se i nostri interventi fossero l’evento principale della giornata. Invece non è stato così. Una presentazione striminzita ha introdotto gli 11 “relatori”, che a turno hanno “relazionato” sul tema scelto.
Gli undici debosciati che hanno preso parte alla tortura.
È stata una delle esperienze più tristi della mia vita. C’era la tizia ridicola in costume tradizionale che col suo aspetto ridicolo ha rovinato un discorso che di suo era pure interessante. Poi procedendo spediti verso il suicidio cerebrale c’è stata l’autocelebrazione di sé della cinese che ha utilizzato i suoi cinque minuti per raccontare a tutti di come è stata brava ad ottenere in due anni la certificazione di primo livello in lingua giapponese. L’americana che ci ha gentilmente raccontato la storia di sua nonna, di Okinawa, che da piccola le cantava canzoni che lei non capiva e che le ha fatto venire voglia di studiare giapponese. Per poi raggiungere il culmine con l’indonesiana che approfittando dello tsunami di quest’anno in Giappone ci ha sommersi con le sue lacrime in ricordo del terremoto in Indonesia di cui sinceramente non ricordo neanche l’esistenza. Non ricordo chi fosse ma c’è stato anche qualcuno che come conclusione del discorso ha pensato bene di dire che gli è morto il babbo. Come se la tristezza non fosse stata sufficiente.
Finita la tortura genitale dei discorsi ci sono state le domande ai partecipanti. Ingenuamente ho sperato che queste servissero ad approfondire alcuni temi trattati nei pochi interventi che un contenuto ce lo avevano. Ovviamente non è stato così. Come mai ha cominciato a studiare il giapponese. Cosa ti ha stupito di più da quando sei arrivato in Giappone. Domande uguali per tutti e risposte ovviamente uguali da parte di tutti.
Finito l’ennesimo attacco alla dignità umana duramente minacciato da questa farsa finalmente si è passati al rinfresco. Da buon italiano ero pronto a perdonare quasi tutto in cambio di cibo e alcool gratis. Sfortunatamente se il buon giorno si vede dal mattino l’unico errore è stato illudermi di essere in Italia. Tramezzini scarsotti e brindisi al tè verde hanno coronato il funerale della dignità dell’evento.
Sono tornato a casa triste triste, e a due giorni di distanza non mi sono ancora ripreso del tutto. E pensare che il prossimo fine settimana dovrò parteciapre ad un’altro concorso come questo mi mette una certa ansia. Sto seriamente pensando di ubriacarmi pesantemente prima di andare.

3 commenti
Feed dei commenti di questo articolo
2011, novembre 15 - martedì a 8:08 pm
Alex
Ma ti sei messo pure la cravatta? ‘mmazza! O_o
Comunque notevole il vestito di quella accanto a te… (sarà pure tradizionale, ma sembra un lampadario “etnico”! http://i.ebayimg.com/14/!CB7eNu!EGk~$(KGrHqIOKkQE0UGDuyg3BNJfssBFLQ~~_35.JPG )
2011, novembre 15 - martedì a 8:10 pm
Alex
(togli la parentesi finale per vedere “un parente” del vestito…)
2011, novembre 16 - mercoledì a 12:24 pm
Hirabayashi Taro
Ho favorito l’ipertestualità inserendo uno spazio. Devo dire che la somiglianza è impressionante!